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11 | 09
Meraviglie d’Italia
Francesco Collotti, Serena Acciai

"Meraviglie d’Italia" scrive negli anni Trenta del secolo passato Carlo Emilio Gadda, anomalo ingegnere, scrittore di riflessioni letterarie, divulgatore di tecnica e scienze, letterato di poèmes en prose. Nei suoi reportage Gadda reinventa e trasfigura la realtà, restituendo con pochi tratti l’essenza di una città, la fatica dell’uomo e il suo lavoro, le trasformazioni sul territorio prodotte dell’ingegnosità e della perizia tecnica.
Per secoli la "italienische Reise" è stata una tappa obbligata della conoscenza negli anni dell’apprendistato. Esperienza non sostituibile. Nel caso degli architetti, e per Karl Friedrich Schinkel in maniera particolarissima, il viaggio in Italia è materiale da costruzione per la propria opera. Viaggio come progetto e trasposizione.
Cosa rimane?
Queste cartoline si interrogano sulla attuale situazione dell’ex Bel-Paese, cercando di capire quale falso movimento abbia portato alla manomissione di quell’equilibrio che per secoli ha governato senza rotture le città, l’architettura, il paesaggio. Forse questi messaggi in bottiglia non sarebbero stati spediti, oppure sarebbero diversi, se nel nostro Paese le trasformazioni urbane e territoriali vivessero una situazione normale e non malata, se le condizioni del nostro mestiere in Italia consentissero di prendere atto quotidianamente, sul cantiere, dello stato delle cose relativo alla nostra disciplina. Alcune illuminate leggi che tutelano il paesaggio italiano, governano la riqualificazione delle città e potrebbero promuovere la qualità del progetto, sono quotidianamente contraddette da una prassi corrente pronta a perdonare, comprendere e premiare chi infrange le regole. Alcune recenti leggi sulla casa, prendendo a pretesto alluvioni e terremoti, provocano una costante urgenza/emergenza che giustifica la violazione della legge. Fine della città e del progetto urbano? Trionfo di singoli oggetti autoreferenziali o di introversi "clusters" ossessionati dalla sicurezza e dalla password per accedervi?
Non siamo storici, né critici, ma architetti che continuano a far ricerca, che leggono, scrivono e insegnano, ma che soprattutto cercano di progettare e di trovare una verifica nella rara architettura che ci viene concesso di costruire.
Questi luoghi che abbiamo raccontato per "werk, bauen + wohnen" sono in grado di generare progetto, mostrano occasioni mancate, straordinarie potenzialità e gesti interrotti. Memoria e tradizione sono qui intese non come nostalgia o imitazione, bensì come energia necessaria alla metamorfosi delle  forme.
Ancora una volta la presenza dell’antico produce progetto 1), in quel particolare modo che ha caratterizzato il Moderno italiano, saldamente ancorato al Mediterraneo e con profonde radici nella classicità. Impensabile la Casa del Fascio di Terragni a Como senza la sezione aurea e senza quella violenta luce meridiana che investe l’atrio.

Per questo abbiamo lavorato su alcuni luoghi delle origini. In Calabria (Aieta) una strada per lunghi tratti sopraelevata ha isolato la montagna dal mare. Nelle Marche (Sirolo) abbiamo ritrovato un’antica cava romana di pietra bianchissima: oggi, liberata dall’uso, e capace di una seconda vita quale luogo da cui si guarda uno straordinario paesaggio, formando al contempo un naturale teatro all’aperto.
Abbiamo ragionato sulle cicatrici che la storia incide nella geografia. A Pontebba in Friuli, abbiamo ritrovato una di quelle città doppie che credevamo possibili solo nei libri di Italo Calvino. A Orbetello abbiamo cercato le moderne rovine di alcuni edifici militari di Pier Luigi Nervi.
Milano, luogo di cui Stendhal ammirava la bellezza, si prepara all’Expo 2015 costruendo grattacieli non nei punti in cui l’esperienza della città nel tempo li chiederebbe, bensì in ragione dei proprietari delle aree, abbandonando un principio che per secoli ha governato questa città.
Il lavoro antico degli uomini per la "mise en oeuvre" della natura ritorna nell’Appennino tosco-emiliano, dove abbiamo ripercorso i tornanti di quella saggia strada posta a collegare due mari e oggi sostituita dalle gallerie del treno veloce tra Milano e Roma.
Nel "Südtirol", nella catena delle Odle, abbiamo incontrato un rifugio che evocava altri luoghi lontani, a suo modo un "deplacement" (o eterotopia, se per caso voleste da noi parole colte) non dissimile da quella straordinaria intuizione di Percy Adlon in "Bagdad Café" dove Marianne Sägebrecht trova finalmente quiete al suo viaggio danzando in costume tipico bavarese nel pieno deserto tra l’Arizona e il Nevada. 
Meglio degli architetti, i poeti e gli artisti sanno gridare la loro impazienza, contemporaneamente denunciando  l’intolleranza dei tempi? Non si tratta soltanto di una sovrapposizione letteraria, ma piuttosto di una identificazione del paesaggio anche attraverso le parole dei poeti, che spesso riescono a guardare più avanti del vero, creando una sorta di segreta corrispondenza con i luoghi. Qualcuno ha scritto di poetizzazione del paesaggio? Questa forma di contaminazione ci ha aiutato a svelare la natura intrinseca dei luoghi, così abbiamo parlato dell’Appennino tosco-emiliano leggendo i versi di Dino Campana, irrequieto poeta montanaro che ben conosceva questi boschi, mentre a Tricarico, nel tempo sospeso del cimitero, abbiamo salutato il poeta e sindacalista Rocco Scotellaro, figlio del Sud che riposa sotto il segno archetipo della tomba-porta che Ernesto Nathan Rogers gli costruì, chiamato sul posto dal pittore Carlo Levi.

Chi abbia l’occasione di volare di notte arrivando sulla pianura padana dalla Svizzera coglie l’allucinato tutto pieno che si stende dal piede delle Alpi fino al grande fiume. Alla misura ed alla distanza tra le cose che ancora si coglie leggendo dall’alto la terra a nord delle Alpi, si sostituisce l’intasamento di un assordante rumore di niente.
Occorre evocare per il nostro mestiere compiti dimenticati. Non possiamo tacere di fronte alla scomparsa dei luoghi e dei territori!
La condizione del progetto di architettura è tale per cui dobbiamo incaricare alcuni frammenti di ricominciare a costruire un paesaggio perduto (e in alcuni casi dovremmo parlare di una condizione impossibile, chiaramente non riformabile). Occorre re-istituire misure e rapporti tra edifici e luoghi laddove, nel corso del ventesimo secolo, si è introdotto un disturbo.
Noi qui in Italia infatti siamo costretti a ripartire dalla resistenza alla trasformazione di alcuni luoghi rimessi in cornice, e per questa via ricostruire spazi di identità, forse frammenti coerenti, eppure ormai pezzi di uno specchio rotto. – Im Mutterland der Architektur?


Ringraziamenti

Per la cartolina da Pontebba / Pontafel siamo riconoscenti allo straordinario archivio di negativi in vetro dell’Istituto Geografico Militare (IGM) di Firenze e alla pazienza dei suoi tecnici che lo hanno salvato dalla distruzione. La cartolina da Sirolo sarebbe stata impossibile senza le ricerche e le riflessioni "site specific" di Emiliano Romagnoli. La cartolina da Aieta deve molto alla generosità mediterranea e al caparbio amore per quei luoghi di Francesca Genise. Ad una particolare gentilissima persona di Poste Italiane, un ringraziamento - infine - per non averci fatto fare una brutta figura con La Posta svizzera.

1)  Francesco Collotti, Architekturtheoretische Notizen, Quart Verlag, Luzern 2001.

Aus der Ausgabe 11-2009

 


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